Cos'è il pedigree o certificato d'origine?

Un cane di razza senza il suo documento d'identità (Pedigree) è come un trovatello, senza storia, senza alcuna selezione (salute, morfologia ed carattere), senza alcuna garanzia sulle tare genetiche, senza alcuna certezza che appartenga alla razza da noi prescelta!!

Come si dice..." l'abito non fa il monaco" e nel nostro caso il Labrador deve possedere anche quelle qualità caratteriali, morfolgogiche... che lo contraddistinguono dalle altre razze.

Il cane o è di razza o non lo è; non esistono cani "quasi di razza" o "puri senza pedigree".

Il Pedigree è la CARTA D'IDENTITA' del cane. L'unico documento riconosciuto ufficialmente dall'ENCI e di conseguenza dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali; l'unico documento che certifica la proprietà del cane; l'unico documento che comprova la veridicità dei dati del cane in questione.

Nel Pedigree si trovano i parenti (sino al 4° grado di ascendenza) così che si possano conoscere con estrema precisione: le linee di sangue, le tare genetiche che potrebbero avere queste linee, se vi sono Campioni (Bellezza e Lavoro) tra gli avi, la selezione radiologica (anche e gomiti) e tante altre informazioni utili.

Molti pensano di risparmiare acquistando un cucciolo senza pedigree, visto che non sono interessati nè alle esposizioni nè alle gare da lavoro e non vogliono un campione di bellezza ma solo un compagno per la propria famiglia.

Attenzione però!! E' opportuno fare alcune considerazioni...

1) Il pedigree non identifica il cane bello, ma il cane di "pura razza". Un Labrador senza documenti, anche se fosse splendido, non potrebbe essere definito "Labrador" e non potrebbe partecipare a nessuna manifestazione cinofila ufficiale. Purtroppo il cane senza pedigree incontra serie difficoltà anche nella ricerca del partner: infatti i proprietari dei cani puri non li accoppiano mai con con soggetti sprovvisti di pedigree perchè anche i cuccioli ne sarebbero sprovvisti.

2) Chi sceglie un Labrador vuole sicuramente un cane dolce, obbediente, sicuro con i bambini. Purtroppo non si è sicuri di poter trovare queste caratteristiche in un soggetto senza pedigree, in cui non è stata eseguita alcuna selezione tesa a mantenerle e a migliorarle.

Un Labrador senza pedigree potrebbe avere l'aspetto di un labrador purissimo (cosa abbastanza facile!!) ed essere il risultato di un incrocio tra un retriever e magari un cane mordace. In questo caso, una volta cresciuto, il cucciolo potrebbe rivelarsi tutt'altro che sicuro per bambini e anziani!!

 

Lo sapevate che vendere cani e gatti “di razza, ma senza pedigree” è addirittura illegale?

Chi ha mai sentito parlare del Decreto Legislativo n. 529, del 30 dicembre 1992?
Probabilmente nessuno: eppure esiste, è attualmente in vigore e vent’anni fa è andato a sostituire la legge n. 30 del 15 gennaio 1991, che era riferita solo agli animali da reddito.
Il D.Lgs 529/92 recepisce invece la direttiva europea 91/174/CEE relativa alle condizioni zootecniche e genealogiche che disciplinano la commercializzazione degli animali di razza, estendo l’applicazione anche a tutte le specie e razze che non erano contemplate nella legge n. 30, quindi anche a cani e gatti.
Ma di cosa parla, questo misconosciuto decreto?
Parla del concetto di “animale di razza pura” e stabilisce le regole per la sua commercializzazione, determinando una volta per tutte – e senza possibilità di equivoci – la definizione giuridica di “cane o gatto di razza”… e VIETANDO, di fatto, la vendita di animali sprovvisti di certificato genealogico.
Insomma, non solo il cane (o il gatto) senza pedigree non possono in alcun modo essere definiti “di razza” (come già sapevamo): ma non possono neppure essere ceduti in cambio di denaro!
Infatti, all”art. 5, il decreto stabilisce che “è consentita la commercializzazione di animali di razza di origine nazionale e comunitaria, nonché dello sperma, degli ovuli e degli embrioni dei medesimi, esclusivamente con riferimento a soggetti iscritti ai libri genealogici o registri anagrafici, di cui al precedente art. 1, comma 1, lettere a) e b), e che risultino accompagnati da apposita certificazione genealogica, rilasciata dall’associazione degli allevatori che detiene il relativo libro genealogico o il registro anagrafico.
É ammessa, altresì, la commercializzazione di animali di razza originari dei Paesi terzi, per i quali il Ministro dell’agricoltura e delle foreste abbia con proprio provvedimento accertato l’esistenza di una normativa almeno equivalente a quella nazionale.
Alle stesse condizioni è ammessa la commercializzazione dello sperma, degli ovuli e degli embrioni provenienti dai detti animali originari dei Paesi terzi. Non sono ammesse condizioni più favorevoli di quelle riservate agli animali di razza originari dei Paesi comunitari.
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque commercializza gli animali indicati nei commi 1 e 2 in violazione delle prescrizioni ivi contenute è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da L. 10.000.000 a L. 60.000.000 (essendo il decreto antecedente all’avvento dell’euro, le cifre sono ancora espresse in lire).

Insomma, la commercializzazione è riservata esclusivamente agli animali accompagnati da pedigree!
I  “senza pedigree” non dovrebbero neanche essere venduti, e sicuramente non venduti come cani o gatti “di razza”:  all’art. 3 dello stesso decreto risulta che non potrebbero neppure essere ammessi alla riproduzione!
Soprattutto nel mondo catofilo c’è grande subbuglio, in questi giorni: ora vedremo se anche il mondo cinofilo saprà muoversi e chiedere il rispetto di questo decreto che potrebbe mettere un definitivo freno alla vendita di cuccioli senza pedigree, ma spacciati per cani/gatti di razza pura.

VALERIA ROSSI

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